Dal sito archeologico al cantiere edile: perché il georadar è decisivo per il posizionamento sicuro delle gru

Introduzione

Il georadar è entrato nell’immaginario collettivo come strumento “da archeologi”: lo si associa alla ricerca di strutture sepolte, tombe, muri antichi nascosti sotto piazze e campi. In realtà, la stessa tecnologia che utilizziamo per leggere il sottosuolo dei siti archeologici è oggi una delle alleate più efficaci anche nei cantieri edili e infrastrutturali, in particolare in una fase spesso sottovalutata: la scelta dell’area di posizionamento delle gru.

Prima di installare una gru, le norme richiedono di verificare che il terreno e le strutture di appoggio siano in grado di sopportare i carichi senza cedimenti, e che non vi siano sottoservizi o cavità che possano comprometterne la stabilità. In letteratura tecnica viene spesso proposta la combinazione tra prove di carico su piastra e indagini georadar proprio per valutare la portanza del terreno e mappare le reti di sottoservizi prima dell’installazione delle gru. 

In questo articolo ti racconto come, partendo dall’archeologia, il georadar diventa uno strumento di valutazione strutturale a supporto della progettazione, dei calcoli e del posizionamento sicuro delle gru.

Cos’è il georadar e perché lo utilizziamo in archeologia (ma non ci fermiamo lì)

Il georadar o GPR – Ground Penetrating Radar è una tecnica di indagine non distruttiva che utilizza impulsi di onde elettromagnetiche per “leggere” la struttura interna dei materiali: terreno, calcestruzzo, murature, pavimentazioni. La differenza di risposta dei vari strati e degli oggetti sepolti genera anomalie nei radargrammi, che possono essere interpretate per ricostruire spessori, vuoti, armature, fondazioni, tubazioni e altre discontinuità. 

In archeologia il georadar viene impiegato per:

individuare muri sepolti, tombe, fossati, pavimentazioni antiche; mappare in 2D e 3D le strutture senza scavare; pianificare gli scavi in modo mirato e ridurre l’impatto sul sito.

Le stesse logiche – lettura stratigrafica, riconoscimento di anomalie, ricostruzione geometrica – sono perfettamente trasferibili al mondo dell’ingegneria civile e della diagnostica strutturale.

Georadar e valutazione strutturale: cosa possiamo vedere dentro un edificio

Negli ultimi anni il georadar è stato sempre più utilizzato per la diagnosi di strutture in calcestruzzo armato e muratura, ponti, viadotti e infrastrutture, con applicazioni consolidate nella verifica dello stato di salute di elementi strutturali. 

In ambito strutturale, un’indagine georadar consente ad esempio di:

misurare lo spessore di solai, platee, pavimentazioni e rivestimenti in calcestruzzo;  localizzare barre d’armatura (posizione, passo, copriferro) e talvolta stimarne il diametro;  individuare vuoti, discontinuità, distacchi, delaminazioni all’interno di elementi in calcestruzzo e muratura;  riconoscere fondazioni, travi, plinti e strutture di rinforzo inglobate nelle murature;  mappare lo spessore e la continuità delle pavimentazioni stradali e industriali, con particolare attenzione agli strati portanti. 

Questi dati non sostituiscono i calcoli strutturali, ma li alimentano: offrono quella conoscenza di dettaglio della geometria e dello stato dei materiali che è indispensabile per modellare correttamente le strutture esistenti e verificare la sicurezza nei diversi stati limite.

Perché utilizzare il georadar prima di posizionare una gru

Quando si installa una gru – a torre o autogru – il problema non è solo “quanto pesa la macchina”, ma come il carico viene trasmesso al terreno o alla struttura esistente attraverso piedi, stabilizzatori, zavorre.

Gli incidenti connessi alle gru, come mostra la letteratura tecnica, possono dipendere da molte cause: cedimenti della base di appoggio, difetti strutturali, zavorra insufficiente, condizioni del vento, sovraccarichi e sbilanciamenti. Tra questi fattori, il comportamento del terreno e delle strutture su cui la gru appoggia è cruciale. 

Un’indagine georadar mirata alla posa della gru permette di:

verificare la continuità e lo spessore della pavimentazione (in calcestruzzo o asfalto) su cui appoggiano gli stabilizzatori; individuare zone deboli o rimaneggiamenti (riempimenti recenti, trincee, canalette) che possono comportare cedimenti localizzati; mappare la presenza di cavità naturali o antropiche, vecchie fondazioni, cisterne dismesse, sottoservizi non documentati;  integrare la lettura del sottosuolo con le prove di carico su piastra, che forniscono il modulo di deformazione e una stima dei cedimenti in funzione del carico applicato. 

In pratica, l’associazione tra georadar + prove geotecniche in situ permette di:

sapere che cosa c’è sotto (geometria degli strati, sottoservizi, anomalie); misurare come reagisce il terreno al carico della gru; scegliere i punti di appoggio più sicuri o progettare eventuali platee di ripartizione.

Dal dato radar al modello di calcolo: un supporto concreto all’ingegneria

Dal punto di vista operativo, il flusso di lavoro ideale è questo:

Rilievo georadar Acquisizione su griglia fitta nell’area dove si prevede la posa della gru. Interpretazione dei radargrammi e realizzazione di sezioni 2D e mappe 3D delle discontinuità (strati, vuoti, sottoservizi, variazioni di spessore). Verifiche geotecniche puntuali Prove di carico su piastra, penetrometriche o altre indagini geognostiche, selezionando i punti in base alle anomalie evidenziate dal georadar.  Integrazione nella modellazione strutturale I dati ottenuti (spessori, geometrie, posizione di plinti e fondazioni, qualità dei materiali) vengono utilizzati dall’ingegnere per: modellare correttamente la piattaforma di appoggio; valutare gli stati limite ultimi e di esercizio in funzione della configurazione della gru; progettare eventuali interventi di rinforzo o consolidamento.

Il risultato è un processo di progettazione in cui la scelta del punto di posizionamento della gru non è più affidata solo all’esperienza e alla documentazione esistente, ma si basa su dati oggettivi, misurati e georeferenziati.

Non solo sottoservizi: georadar come strumento di prevenzione del rischio

Nel mondo delle costruzioni il georadar è spesso associato alla sola “mappatura dei sottoservizi”. In realtà, le applicazioni in tema di sicurezza dei cantieri sono molto più ampie:

valutazione dello spessore effettivo delle platee su cui si appoggiano gru, ponteggi, macchinari pesanti;  diagnosi di pavimentazioni industriali soggette a carichi concentrati e dinamici;  verifica di solai in edifici esistenti (anche storici) prima di posizionare gru interne, mini-gru o sistemi di sollevamento;  controllo dello stato di ponti, viadotti e passerelle quando la gru deve operare in prossimità o in appoggio a tali infrastrutture. 

In tutti questi casi il georadar contribuisce a ridurre il rischio di cedimenti, danneggiamenti ai sottoservizi e incidenti connessi a un posizionamento non adeguatamente verificato.

Quando ha senso chiamare il georadar per la posa di una gru

In concreto, vale la pena programmare un’indagine georadar prima di installare una gru quando:

il cantiere è in centro storico o in aree con sottoservizi complessi e documentazione incompleta; la gru appoggia su pavimentazioni di età o natura incerta (vecchie platee, cortili, piazze, ex aree industriali); sono presenti riempimenti, riporti, vecchie canalizzazioni, aree interessate da scavi e reinterri recenti; la gru deve lavorare in prossimità di edifici storici, infrastrutture sensibili, argini, muri di sostegno; è richiesta una relazione tecnica a supporto dei calcoli strutturali e della sicurezza del cantiere.

In tutti questi scenari, un’indagine mirata può evitare modifiche in corsa, contenziosi e, soprattutto, ridurre il rischio di incidenti legati al cedimento dell’area di appoggio.

Il valore aggiunto di uno sguardo “archeologico” nel cantiere

Arrivo al punto che per me è più interessante: cosa c’entra l’archeologia con il posizionamento delle gru?

L’approccio archeologico all’uso del georadar è, per sua natura:

stratigrafico – legge il sottosuolo come una sequenza di strati e interventi nel tempo; interpretativo – collega le anomalie radar a storie costruttive, rifacimenti, demolizioni; contestuale – integra dati storici, cartografia, archivi, foto d’epoca, rilievi topografici.

Portare questo modo di leggere il sottosuolo dentro un cantiere moderno significa:

comprendere perché una zona del cortile è più debole (vecchio scavo, cisterna, fondazione demolita); riconoscere tracce di interventi non documentati che possono influire sulla portanza; dialogare con progettisti e imprese fornendo non solo “sezioni colorate”, ma informazioni leggibili e utilizzabili nel progetto strutturale.

Vuoi verificare dove appoggiare la prossima gru?

Se stai pianificando l’installazione di una gru – in un centro storico, su una platea esistente, in un’area con sottoservizi complessi – posso aiutarti a:

progettare e realizzare indagini georadar mirate alla posa della gru; integrare i risultati con le prove geotecniche necessarie; fornire una base di dati georeferenziati a supporto dei calcoli strutturali dell’ingegnere.

Lavoro da anni con georadar in contesti archeologici e di archeologia preventiva, ma proprio questa esperienza mi ha portato a collaborare sempre più spesso con studi tecnici e imprese che vogliono ridurre i rischi nella fase di posizionamento delle gru.

📩 Se hai un cantiere in programma, scrivimi i dettagli dell’area dove pensi di installare la gru (contesto, foto, planimetrie, tipo di pavimentazione): posso valutare con te se un’indagine georadar è utile, come strutturarla e quali informazioni restituirà al progettista strutturale.


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