L’emendamento 108.0.11 ha riaperto un dibattito profondo: perché in Italia l’archeologia continua a essere percepita come un ostacolo invece che come uno strumento di efficienza? Dalle vicende della Metro C alla Linea 1 di Napoli, ciò che emerge è un meccanismo ricorrente: quando la prevenzione manca, i ritrovamenti diventano alibi perfetti per ritardi, varianti e costi che lievitano. Non è l’archeologia a rallentare i cantieri, ma la sua esclusione sistematica dalla progettazione. Il vero cambiamento culturale parte da qui: integrare l’archeologo già dalle prime fasi progettuali, insieme a ingegneri e architetti, per ridurre l’imprevisto e costruire opere pubbliche migliori, più sicure e più oneste.
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